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Vita da fuori sede

Manuela Di Paola Nessun commento presente

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Che siano amici di vecchia data, compagni di corso o sconosciuti, i coinquilini con cui ci si trova a convivere, come tutti gli studenti fuori sede sanno, possono diventare amici insostituibili o rivelarsi dei veri e propri incubi, perfino peggiori del più severo dei prof. Per evitare drammi instaurare una convivenza serena è fondamentale: ecco i nostri consigli pratici per andare d’amore e d’accordo!

Chi si somiglia si piglia? Quando stiamo per dividere una casa con altri studenti, certamente non possiamo pretendere che siano uguali a noi, ma forse è meglio cercare di capire se le abitudini, pur differenti, si possono armonizzare. Pensate che la scelta migliore sia convivere con qualcuno dei vostri amici? Non è affatto detto, anzi, a volte diventare coinquilini può addirittura rovinare il legame esistente. D’altra parte, può anche accadere che una persone che a prima vista proprio non ci convince nel tempo riesca a conquistarci. Come scegliere allora? Niente paura, ad aiutare chi è alla ricerca dei coinquilini ideali adesso arriva anche la tecnologia con dedicate, come Roommates .

Patti chiari, amicizia lunga. Che siamo noi a entrare in una casa già abitata da altri studenti, o che ci tocchi accogliere uno o più nuovi coinquilini, mettiamo subito le cose in chiaro. Per una serena convivenza non si può fare a meno di alcuni paletti, quindi non esitate a discutere cose come la divisione degli spazi comuni, l’organizzazione della spesa, degli scaffali della dispensa e dei ripiani del frigo, e la suddivisione delle bollette. E ricordate che la vostra libertà finisce dove inizia quella degli altri e che il rispetto è la base imprescindibile per ogni rapporto umano positivo. Anche se siete per natura disordinatissimi, cercate di mantenere il vostro perenne caos solo negli spazi di vostra esclusiva pertinenza, e non eccedete nell’invitare amici e nell’occupare cucina e salotto. Che ognuno sappia quali sono i suoi spazi e quali quelli degli altri coinquilini e conosca i diritti e i doveri reciproci è molto importante.

Tasto talvolta dolente nelle case degli studenti universitari è la pulizia . Anche in questo caso, meglio che la suddivisione dei compiti sia piuttosto chiara: possiamo stabilire insieme ai nostri coinquilini dei turni , e perfino organizzarli in una tabella cartacea, prevedendo anche un “obolo” da pagare in caso ci si sottragga ai propri doveri. Oppure optare per un servizio di pulizie domestiche per studenti, come Easyfeel .

Attenzione a orari ed esigenze di tutti. Tra corsi universitari e abitudini para-universitarie, è possibile che i nostri orari non coincidano con quelli dei nostri coinquilini. E una regola fondamentale è quella di non trasformare questa situazione in una possibile causa di conflitto. Insomma, la sera prima di un esame del vostro coinquilino non è forse il momento migliore per organizzare un party fino a notte inoltrata.

Tutto questo, però, non basta se si dimentica la cosa fondamentale: condividere . Mangiare o uscire insieme, andare al cinema o vedere un film in tv sono piccoli gesti che possono cementare il rapporto tra coinquilini forse più di ogni altra cosa. E ricordatevi sempre di parlare. Se c’è qualcosa che non va nella convivenza, perché non cercare di chiarire pacificamente con i nostri coinquilini invece di sopportare fino a scoppiare?

Anche se, ammettiamolo, in alcuni casi la convivenza proprio non funziona, punto e basta: se dovesse capitare, invece di avvelenarsi le giornate, forse varrà la pena di cercare una nuova casa e dei nuovi coinquilini.

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/ La Roma dura solo 70 minuti. Di Francesco: ‘Avevo pochi cambi’ (RS Leggo)
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Fonte: Leggo- F.Balzani
Updated: 22 gennaio 2018, 8:30

Sembrava un aggancio con vista sorpasso, ma alla fine a ridere sono gli avversari meno amati: la Lazio che vola al 3° posto e Spalletti che mantiene il +3 su una Roma che mercoledì recupererà la sfida con la Samp. Sembrava fino a 4′ dalla fine, fino al gol di Vecino che ha vanificato i miracoli di un Alisson strepitoso e pareggiato i conti con El Shaarawy. Sembrava appunto la fine della crisi, ma negli ultimi 20′ la Roma a San Siro è scoppiata fisicamente e mentalmente, e i cambi di Di Francesco (su tutti Peres) non hanno aiutato.

«Abbiamo fatto un’ottima gara per 70′, poi la squadra è calata fisicamente e non avevo grandi possibilità di cambi in altre zone del campo ho fatto il possibile. I crampi di Gerson ed El Shaarawy hanno influito ma al di là di questo ci siamo schiacciati troppo. Non è solo colpa di Peres», si giustifica il tecnico che conquista il 1° punto in carriera contro Spalletti. Poi su Dzeko e sulle voci che lo vorrebbero al Chelsea: «Se voglio che resti? Non voglio che le mie parole siano travisate, ma è sempre sceso in campo e questo fa capire la sua importanza». Tra assenze (De Rossi in tribuna) e voglia di novità, Di Francesco ha messo in campo un 4-1-4-1 con Strootman regista e il duo Nainggolan-Gerson a ballare le linee: «Volevo liberare Radja per dargli più metri davanti e dare profondità ad El Shaarawy. Strootman in regia era una scelta obbligata, ma in quel ruolo lo provo spesso e ha gestito benissimo la palla. Potremmo rivederlo lì». Bravo Eusebio a isolare la squadra dalle tantissime voci di mercato, ma i numeri dell’ultimo mese e mezzo sono impietosi: sei punti e appena 4 gol fatti in sei partite.

«Ho richiamato la loro professionalità, non vedo l’ora finisca gennaio ma la squadra mi ha dato risposte ottime sotto questo punto di vista. Dal mercato non mi aspetto nulla, ora devo pensare a dare la forza alla mia squadra e oggi l’ho vista. È ovvio che c’è il desiderio di migliorare la squadra», ha concluso Di Francesco. Dalla crisi non esce nemmeno l’Inter che non vince da 6 partite, ma che mantiene il posto sul treno Champions. «Meritavamo di vincere. Allison? L’anno scorso l’ho penalizzato, ma è un uomo vero e merita un grande club…», le parole di Spalletti. In tribuna Totti ha concesso autografi e abbracci, a tutti. Tranne appunto a Spalletti per il quale sono arrivati invece i cori offensivi (che hanno colpito pure Pallotta) dal settore ospiti.

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20 gennaio 2017, 8:57

In "Il Corriere dello Sport"

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IL BLOG
SCRITTO DAL TEAM SBB
14:44 No Comments Vococal Cassa della Scatola Caso Resistente alla Pressione per Occhiali da Sole Unisex Reticolo Geometrico di EsagonoNero erG0N7ic

Scrivere un articolo sulla ritenzione di fluidi, cellulite e body building… l’ennesimo !!! Tutti scrivono articoli su questi argomenti, ma quanti danno alla fine una chiave altamente pratica?

Negli scorsi articoli recenti sul femminile (vedi qui il primo dal titolo ALLENAMENTO FEMMINILE TRA MITO E RALTà e qui il secondo dal titolo GLUTEI D’ACCIAIO GRAZIE AGLI INTERVENTI POSTURALI) ho parlato di un intreccio di informazioni necessarie per poter avere un punto di partenza sulla preparazione al femminile, e successivamente capire che le problematiche spesso sono posturali, e altrettanto spesso vengono trattate in maniera sterile e senza logica.

Quindi la mia intenzione non è quella di usare la NEUROSCIENZA o la FISICA QUANTISTICA con paroloni ai molti incomprensibili per far capire come allenare il sedere di una donna, ma di dare una chiave altamente pratica al tutto.

Divisioni

Innanzitutto dividiamo in 2 i soggetti. 1 Quelle che sono infiammate 2 Quelle che NON sono infiammate Poi di questi 2 gruppi dobbiamo valutare altre 2 cose, quindi creare altri 2 sottogruppi 1 Quelle che fanno un lavoro sedentario o un lavoro in piedi statico (esempio parrucchiera o operaia di catena di montaggio) 2 Quelle che fanno un lavoro in piedi dinamico Da questa analisi ne escono 4 classi 1 Lavoro sedentario ma che sono infiammate 2 Lavoro dinamico ma che sono infiammate 3 Lavoro sedentario ma che NON infiammate 4 Lavoro dinamico ma che sono NON infiammate Ipotesi d’intervento

Partendo dal presupposto che le ipotesi di intervento primarie sarebbero alimentazione e idratazione (che tratteremo in futuro) proviamo a vedere come allenare queste 4 aree di donne. • Colei che si allena ma ha un lavoro sempre seduta o in piedi statica avrà l’esigenza di creare micro circolazione capillare. • Colei che si allena ed è sempre in piedi e si muove tanto, avrà bisogno di limitare gli stress per evitare l’esaurimento neurale. • Colei che è infiammata perché a livello neurale è esaurita, avrà bisogno di evitare lavori ad esaurimento e stimolare la funzionalità del sistema neurale. • Colei che NON è infiammata potrà allenarsi tranquillamente come vuole (più o meno). Ora vediamo gli ibridi. 1 Infiammata sempre in piedi che cammina… controllare alimentazione, idratazione e allenamento basato sul limitare le intensità lattacide a cedimento 2 Infiammata sempre seduta… controllare alimentazione e idratazione, allenamento basato sul micro circolo e sullo stimolo neurale. 3 NON infiammata sempre in piedi che cammina… probabilmente alimentazione e idratazione ottimali, esigenze di allenamento: non alzare troppo i volumi e la durata dell’allenamento nonché l’intensità per evitare di andare in esaurimento neurale… il lavoro lattacido va vagliato e testato. 4 Non infiammata che lavora sempre seduta, probabilmente così perché fortunata dalla genetica e perché l’alimentazione e idratazione sono buone nella qualità e quantità, ma che ha esigenza di lavorare in piedi, sia sul microcircolo che sullo stimolo neurale. In questo caso un po’ di lavoro lattacido ci può stare. PROTOCOLLI

Esempio di lavoro capillarizzante Circuito da ripetere 1-2-3 volte facendo molta attenzione a non arrivare al bruciore muscolare, ma fermarsi per una sosta di 30” quando ci si avvicina 1 Abductor machine 50 rep 2 Ponte per glutei 50 rep 3 Slanci per glutei in quadrupedia 10 per gamba x 5 volte 4 Affondi in camminata su tapis roulant a 1,8 km/h Oppure l’alternanza di esercizi lower body e lavoro cardio 1 Affondi in camminata senza peso (quelli che servono per arrivare a sensazione di calore e non bruciore) 2 Slanci per glutei, 10 rep per gamba per 5 volte 3 Tapis roulant o un attrezzo cardio in piedi (per l’utilizzo della pompa plantare) Esempio di lavoro di stimolo neurale

La principiante dovrà lavorare con uno stimolo neurale dato dalla propriocezione del gesto motorio, l’equilibrio e la percezione di sé nello spazio e nell’ambiente come propedeutico. Esempio:Wall squat – squat sit down – squat su bosu (un po’ più avanzato) – back squat con bastone (se c’è mobilità articolare alle spalle) – front squat a corpo libero o con kettlebell molto leggere 3-4 x 6-8 rep con 3” in eccentrica e 3” in concentrica con focus appoggi del piede per concludere l’allenamento su attrezzi guidati concentrandosi su lavori NON a cedimento muscolare ma con un buon carico rapportato all’inesperienza del soggetto… in alcuni casi, il peso corporeo negli esercizi liberi è più che sufficiente. Inpiù un buon lavoro di riequilibrio posturale e mobilità.

L’intermedia dovrà iniziare un lavoro tecnico sui grandi fondamentali come squat, panca e stacco da terra tradizionale. Il lavoro fatto precedentemente avrà sviluppato sensibilità a sufficienza sia la mobilità che la propriocezione per iniziare a muovere dei carichi non alti ma con tecniche lente per apprendere bene il gesto motorio. Vedi 3” in eccentrica e 3” in concentrica, oppure stop al petto per la panca, o stop in buca per lo squat.

L’avanzata dovrà iniziare a macinare carichi a buffer ma sempre maggiori cercando una esecuzione veloce e precisa.

Tecniche utili alla diminuzione della produzione di acido lattico.

– Serie interrotte: ovvero fare 15-20 ripetizioni di un esercizio e fare 15” di pausa ogni 5 ripetizioni. – Serie interrotte modo 2: usare un peso da 10 ripetizioni e fare serie 5 ripetizioni con soli 30” di riposo sino a che non si arriva a stanchezza. – PHA: Periferic heart action alternare in superset esercizi delle gambe con esercizi della parte superiore. – EDT: da impostare come il PHA solo che si fa a tempo, esempio, 15’ di jump set tra squat e croci manubri e man mano che le settimane passano si cerca di fare più serie, oppure più carico.

Nella foto qui sotto vediamo Federica, un risultato eclatante di quello che è stato spiegato in questo articolo. Non di certo una cosa comune e che non vuole vendere “il miracolo” a nessuno, ma che spiega la potenzialità di queste logiche.

Federica non ha solo messo in pratica ciò che c’è scritto sopra, ma ha fatto un percorso di 18 mesi fatto di allenamento, alimentazione ed idratazioneche l’ha portata in gara arrivando in finale al campionato italiano Ainbb nella categoria Figure.

Conclusioni.

Questo articolo ha il solo scopo di dare spunti pratici. Ogni soggetto deve essere sottoposto ad una attentissima valutazione e personalizzazione, oltre che ad una accurata alimentazione ed idratazione.

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2012/2013 - 66ª - 45ª DI

/ World Cup 2013 - 2014

79ª 5 km TC - Kuusamo (Fin)

46ª 3 km TL – 52ª Sprint TL - Oberhof (Ger) Tour de Ski

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